14.2.06

OCCASIONE PER CHI VUOLE DIVENTARE ESPERTO DI MANAGEMENT CULTURALE


La Link Campus University of Malta assegna alcune borse di Studio che coprono il 50% del costo del master organizzato dall’Università dal titolo "Esperto in Management Culturale".

Il master ha la finalità di formare manager in grado di organizzare e gestire eventi culturali, di operare all’interno di organizzazioni culturali e di gestire, promuovere e comunicare iniziative turistico-culturali.

Il master è rivolto a laureandi e laureati in tutte le discipline.

Per l’assegnazione delle borse di studio si terrà conto della data di presentazione della domanda, che dovrà essere inoltrata entro e non oltre il 20 febbraio 2006. A parità di data verranno presi in considerazione l’età ed il voto conseguito nel titolo di studio richiesto.

La sede di svolgimento per il master è presso Link Campus a Roma, in Via Nomentana 335.

Nelle precedenti edizioni il Master ha conseguito importanti impatti sull'inserimento lavorativo dei partecipanti e ha ospitato insegnamenti di altissimo profilo culturale e professionale.

Nell'ambito del Master è prevista una sostanziosa parte di insegnamento dedicato al fund raising e più in generale alla sostenibilità delle attività culturali e artistiche, svolta in collaborazione con me e con fund-raising.it (http://www.fund-raising.it)

Per informazioni consultare il sito http://www.unilink.it o contattare il numero verde 800226633.

13.2.06

LA RESPONSABILITA' DEL FUND RAISING NEI CONFRONTI DELL'AFRICA


Pance gonfie, occhi lacrimanti, arti offesi e rattrappiti. Palloni da calcio fatti di stracci, quaderni di scuola vecchi e sgualciti, poco cibo malsano, pavimenti di fango. Un'Africa povera, derelitta, impotente. Un'Africa prostrata e dipendente esclusivamente dal nostro aiuto. Questa è l'immagine largamente riproposta da tutte (o quasi) le campgne di raccolta di fondi che fanno riferimento ad interventi in Africa. Un'immagine nè vera nè falsa. Ma sicuramente un'immagine sbagliata. MOLTO ISTRUTTIVO A TALE PROPOSITO VISITARE IL BLOG DI DANIELE MEZZANA SULL'IMMAGINE DELL'AFRICA (http://immagineafrica.blog.tiscali.it/).

Tutti sappiamo che molte zone dell'Africa versano in condizioni di estrema indigenza a causa di problemi che richiedono un nostro intervento di carattere umanitario e caritatevole. Ma tutti ormai siamo in grado di capire che l'Africa non è solo povertà, guerra e distruzione. E che, di conseguenza, per lo sviluppo dell'Africa c'è bisogno sempre più di puntare sulle enormi risorse umane, intellettive e sociali che questo continente ha ormai da anni piuttosto che sul mero trasferimento di alimenti o nel sostegno delle "nostre" strutture in Africa.

Quali sono queste risorse? Innanzitutto la società civile e la sua capacità di organizzarsi. In molte città africane (ma anche nei villaggi più sperduti) esistono una grande quantità di organizzazioni civili e sociali. Nel mio ultimo viaggio in Cameroun ho avuto modo di fare i conti con la realtà del settore non profit locale e posso testimoniare che il rapporto tra numero di organizzazioni e numero di abitanti è pari se non superiore a quello dei paesi occidentali. Poi ci sono le realtà imprenditoriali. Ma lo sapete che in paesi come il Mozambico (per fare solo un caso che generalemtne viene richiamato come esempio di povertà e sottosviluppo) le aziende locali esprimono già una responsabilità sociale investendo in sviluppo locale (insieme alle organizzazioni sociali) e non solo in produzione di profitto? L'economia della conoscenza e l'innovazione tecnologica sono già largamente diffuse in molti settori della vita sociale ed economica. Nel settore della comunicazione tecnologie come quella della comunicazione satellitare è forse più utilizzata (al livello di massa) di quanto non lo sia da noi mentre la popolazione locale ha una conoscenza delle lingue straniere più sviluppata della nostra.

Ciònonostante, per raccogliere soldi per l'Africa siamo tutti costretti a fare riferimento a questa logora, univoca immagine di un continente allo stremo delle forze. Rendendoci tutti corresponsabili della riproduzione di una rappresentazione minimalista e perdente dell'Africa. Perchè? Alcuni diranno perchè per raccogliere soldi bisogna toccare il cuore della gente e la povertà, le malattie, la fame hanno questo potere. Semplificare la realtà. Polarizzarla. Estremizzare la sua rappresentazione serve a chiarire l'urgenza dell'intervento. Quindi se vogliamo raccolgiere soldi per le nostra cause a favore dell'Africa dobbiamo puntare su questa rappresentazione della realtà.

Io vedo in questo atteggiamento retorico almeno due grandissimi rischi. Primo, quello di pensare che la gente è stupida e che è in grado di comprendere solo visioni della realtà fatte a tinte forti e univoche, non essendo in grado di capire la complessità delle cose e quindi delle nostre cause sociali. In altri termini, se io voglio fare una azione di sostegno alla società civile locale magari organizzando una rete internet che permetta ad essa di avere a disposizione data base di informazioni e conoscenze per risolvere problemi sociali, raccogliere soldi per questa causa non appare possibile perchè la gente non è in grado di comprendere come questa azione, per quanto meno "visibile" e "urgente" della costruzione di una scuola, sia in qualche modo più efficace. Io credo invece che la gente sia molto più intelligente di quanto si pensi. E che forse gli stenti del fund raising siano dovuti non tanto alla ingenerosità o alla contingenza economica del nostro paese, ma piuttosto alla atavica incapcità di elaborare mission nuuove nei confronti dei bisogni africani.

Il secondo rischio è che, non solo la nostra comunicazione peril fund raising, ma anche i nostri progetti si uniformino a questa rappresentazione della realtà e a questa (presunta) tendenza del mercato. Ma noi stiamo facendo qualcosa di nuovo per l'Africa? O stiamo cercando solo di mantenere saldo un nostro ruolo di aiuto umanitario, anche per ragioni di sopravvivenza del nostro sistema organizzativo? Forse sentiamo il bisogno di rinnovare il nostro ruolo di non profit occidentale nei confronti dell'Africa. Ma forse non stiamo trasformando con coraggio questa sensazione in decisioni strategiche.

QUando si parla di responsabilità professionale del non profit e in particolare del fund raising io credo che ci dobbiamo porre questi interrogativi. Io credo che dobbiamo fare di tutto per dare una immagine reale dell'Africa e soprattutto di produrre speranza e ottimismo circa il suo sviluppo e non cedere subito ai meccanismi retorici del buonismo e del pietismo.

E credo che alcune organizzazioni stiano facendo questo in modo consapevole e intelligente. Penso ad esempio ad Academyca (www.academyca.org), una organizzazione che in Mozambico si occupa di potenziare le capacità professionali di comunicazione marketingf e management dei leader delle organizzazioni civili. creando anche occasioni di sviluppo di nuove figure professionali in grado di gestire il crescente bisogno di comunicazione connesso con i processi di modernizzazione invecce di lasxciare tale spazio alle agenzie di comunicazione delle aziende e delle organizzazioni non profit occidentali. Mi interroga anche, in modo positivo, il recente intervento di Emergency che afferma di voler costruire ospedali di eccellenza in Africa e non ospedali da campo facendo intravedere un'Africa che vince sul piano della modernità (una volta tanto) e non un'Africa destinata a perdere e a leccarsi le ferite. Ma mi piace anche chi, come la diocesi di Rumbek nel Sudan (appoggiata dallo SMOM italiano), pur operando in una terra poverissima dove 50 anni di conflitto producono situazioni in cui c'è bisogno soprattutto di carità e aiuto umanitario, oggi costruisce una scuola per le giovani donne non solo per "dare un tetto" alle ragazze ma sopratutto per attuare un progetto didattico strategico per aiutare le ragazze a costruire un futuro economico e sociale migliore per tutta la comunità locale (conoscenze e laboratori pratici per la microimpresa e la gestione degli aspetti igienico-sanitari).

Beh, in poche parole, non sopporto proprio più le campagne pietistiche sull'Africa, sopratutto quando queste campagne non ci danno notizie certe circa l'efficacia dei nostri progetti di intervento. E sento il bisogno di uscire allo scoperto e spingere il mondo non profit a fare una grande convenzione a favore di una immagine più positiva dell'Africa che sposti risorse non verso i punti deboli ma verso i punti forti in grado di trainare tutto il Continente verso il pieno sviluppo sociale.

12.2.06

BENVENUTO


Benvenuto nel blog di Massimo coen Cagli, esperto di fund raising e di formazione per le organizzazioni non profit, i servizi alla collettività e la responsabilità sociale d'impresa.

In questo blog mi propongo di inserire mie riflessioni sul fund raising e la sua evoluzione in Italia e di raccogliere commenti e ulteriori riflessioni da parte dei visitatori in modo tale da costituire un piccolo luogo di libero dibattito e di scambio volto non tanto a promuovere iniziative ma a condividere conoscenze e idee.

Un grazie anticipato a chi vorrà intervenire.